Tra aziende che vogliono liberare spazio nelle sedi e piattaforme digitali di networking e formazione, ecco come gli uffici condivisi cambiano pelle

La riorganizzazione degli spazi di lavoro imposta dall’emergenza sanitaria del coronavirus tocca tutti. Fabbriche, uffici, negozi, ristoranti: ci si attrezza per rispettare il distanziamento sociale e garantire sicurezza per il personale e i clienti. Anche i coworking si organizzano. Il modello che conosciamo e che si è diffuso con successo negli ultimi anni conta su open space di una certa metratura dove convivono fianco a fianco molte persone in un incastro di scrivanie e spazi comuni che sono sempre stati il punto forte di questo business. L’antitesi dei vecchi uffici, spesso piccoli cubicoli asfittici.

Credo che i coworking abbiamo dimostrato di essere un modello valido e positivo, e continueranno a esserlo”, spiega Gianfranco Marinelli, presidente di Assoufficio, associazione che rappresenta 75 aziende che coprono l’85% fatturato nazionale del settore. “È difficile capire come andranno le cose, viviamo una situazione sconosciuta, ma i grandi spazi devono essere ripensati se questi problemi permangono, creando situazioni in cui non ci sono più 20 persone ma 5, con barriere divisorie. Molte aziende si sono già messe all’opera per farlo, con pannelli in plexiglass, trasparenti”, prosegue: “Ma c’è preoccupazione anche tra le aziende piuttosto grandi su come poter affrontare i regolamenti e i protocolli”.

Molte realtà dispongono di uffici interni piccoli e angusti e stanno quindi iniziando a pensare di delegare all’esterno. Scegliendo quindi di spostare temporaneamente i dipendenti in un coworking che possa gestire tutte le operazioni, garantendo le norme di sicurezza. “Credo possa essere un’alternativa a cui si guarda con interesse. Qualcuno, sperimentandola, potrebbe trovarla soddisfacente, decidendo di proseguire su quella strada”, conclude Marinelli.

Dal canto loro, i coworking hanno messo in campo nuovi strumenti per continuare a essere attrattivi e assolvere a una delle loro principali funzioni, quella di hub dove fare networking e creare sinergie, ampliando la propria rete di contatti.

Le app

La ripartenza passa dalle app. Copernico, la rete di luoghi di lavoro che in Italia conta 13 sedi tra Milano, Varese, Cagliari, Torino, Roma, Bologna e tra poco Trieste, ha lanciato due applicazioni. Si chiamano Procurami e Nico, e hanno l’obiettivo di aiutare i professionisti e le aziende avvicinandoli ai servizi di cui hanno bisogno.

Procurami propone una serie di fornitori che sono in grado di presentare servizi in quattro aree: acquisti, tecnologia, formazione e design degli spazi. Dal noleggio auto alla consulenza sulla medicina del lavoro, fino alle attività legate alla protezione dal Covid-19. E poi: servizi per la crescita delle imprese e per accelerare la digitalizzazione, prodotti di arredo e consulenze per personalizzare degli spazi, corsi di formazione.

È la stessa Copernico a selezionarli e a presentarli all’interno dell’app. In questo modo le piccole imprese e i liberi professionisti che vi accedono, possono trovare già le risposte alle loro domande, pescando in un bacino di realtà già tutte vagliate da Copernico. “Abbiamo messo a disposizione tempo e risorse specializzate per sollevare le aziende dalle attività di gestione e permettere loro di concentrarsi sui piani di sviluppo”, commenta Pietro Martani, fondatore e amministratore delegato di Copernico: “Le aziende, soprattutto quelle più piccole e con meno risorse, possono rivolgersi a partner fidati con cui collaborare, anche in outsourcing”.

L’app Nico è invece dedicata alle aziende e ai professionisti che sono clienti di Copernico. Introducendoli a contatti, servizi e strumenti per facilitare la connessione, la condivisione e lo smart working, permettendo la comunicazione tra i membri della community.

Infine ci sono altre due iniziative. Con la società di consulenza Progetto Cmr, specializzata nella progettazione integrata – architettura e ingegneria –, Copernico ha dato il via a WorkCare, per le aziende che sono in cerca di architetture flessibili che si adeguino all’evoluzione futura dei luoghi di lavoro. All’interno degli hub invece, ha dato il via al ristorante diffuso, servizio organizzato da me.nu. Consente di ricevere nel proprio ufficio i pasti, anche presso le sedi dove non è presente un punto ristorazione.

Lavoro a distanza

Grownnectia, società di accelerazione di startup in fase preseed, ha di recente annunciato l’apertura di cinque nuovi sedi in Italia – Brescia, Verona, Firenze, Milano e Pescara – e punta sul coworking virtuale per lavorare in sicurezza. Quello che propone alle startup è la possibilità di affrontare tutto il percorso di preaccelerazione e incubazione da remoto, tramite una piattaforma online.

Sarà come un coworking reale, dove ogni startup avrà la sua stanza, potrà interagire con le stanze di altre startup in live streaming”, spiega il ceo Massimo Ciaglia: “Saranno presenti sale corsi, sale eventi e servizi di segreteria, come centralino, servizio stampa a domicilio, servizi di cancelleria”. Oggi sono 40 le startup dei percorsi di Grownnectia che possono già accedervi. Ma nei piani della società l’apertura delle sedi fisiche andrà di pari passo allo sviluppo di questo progetto, per un percorso integrato di smart working fisico-digitale.

Nuovi spazi

Sale riunioni aggiuntive con limitazione dei partecipanti. Conversione degli spazi finora dedicati agli eventi in spazi per coworking. Ripensamento dell’area caffè per garantire la distanza di sicurezza con modalità cashless per il pagamento e barriere protettive. E poi: sensori iot per il controllo della qualità dell’aria. Certificazioni digitali dello stato di salute delle persone all’interno dei campus.

Talent Garden, la piattaforma per la formazione digitale e l’innovazione nata in Italia nel 2011, sta studiano nuove soluzioni per i suoi campus in Europa, di cui 14 in Italia. Dalla sanificazione prima della riapertura degli ambienti, alla rimodulazione degli spazi per garantire le distanza di sicurezza, con la riconversione di quelli utilizzati. “Le aziende e le scale-up stanno guardando con interesse all’idea di poter avere posti flessibili dove far ruotare i propri team, in un’ottica di smartworking che anche nella fase 2 rimarrà centrale nel modo di lavorare di aziende piccole, medie o grandi che siano”, dice Lorenzo Maternini, vice presidente global sales e country manager di Talent Garden Italia: “Stiamo ricevendo richieste di importanti realtà che si stanno interessando al nostro modello”.

È previsto anche un Welcome back kit, per chi tornerà a frequentare gli spazi del coworking. Include una raccolta di link utili come il collegamento Zoom meeting per le necessità di networking, un collegamento a Hangout con la reception, un servizio di pulizia delle superfici attivabile a richiesta.

A marzo Talent Garden ha rilasciato Antea, una piattaforma digitale per aiutare professionisti e aziende alle prese con lo smart working. Sviluppata su tecnologia Cisco Webex, ha fatto parte del progetto Solidarietà digitale del ministero per l’Innovazione tecnologica. Si tratta di un laboratorio digitale dedicato ai temi dello smart working e alle nuove metodologie del lavoro. Consente di apprendere, formarsi, crescere professionalmente, confrontarsi con gli esperti di settore e fare networking in un’ottica di comunità allargata online.