Edifici nelle grandi città con allevamenti di bestiame e coltivazioni biologiche. La nuova frontiera dell’allevamento. Un’idea innovativa, in linea con i principi dello “zero waste” (rifiuti zero), che permetterebbe di utilizzare al massimo le risorse, riutilizzando anche gli scarti.

Si tratta degli skyfarming, ovvero torri agricole con piccolo impatto ambientale per la produzione di cibo a basso costo. Nati da una provocatoria proposta di Dickson Despommier, docente di Salute pubblica e microbiologia alla Columbia University, i vertical farming prevedono allevamenti di bestiame in palazzi di trenta piani. Per esempio suini al settimo, polli all’ottavo, ovini al nono, mentre i piani alti dedicati alle coltivazioni di legumi, vigne, ortaggi e una vasta varietà di ortaggi che ha bisogno di tanta acqua per attecchire. L’acqua usata per irrigare i raccolti ai piani superiori scenderebbe lentamente verso il basso per irrigare anche grano, frutta e verdura. Una parte dei rifiuti, poi, potrebbe essere utilizzata come mangime per gli animali dei piani più bassi. Le rimanenze, invece, finirebbero nei sotterranei come scarti organici, dove verranno trasformati, tramite fornaci fotovoltaiche, in “bio palline” di combustibile biocompresso che, producendo energia, finirebbe per generare l’elettricità utilizzata per alimentare l’edificio. In questo modo, attraverso un efficiente processo di riciclaggio, i rifiuti verrebbero ridotti al minimo, col recupero del vapore acqueo emesso da piante ed animali. Tale vapore potrebbe essere trasformato in acqua pura da imbottigliare e rivendere al dettaglio nei ristoranti e nei supermercati situati al piano terra o nel seminterrato dell’edificio. Un metodo rivoluzionario per fornire alle varie città un mezzo che garantisca l’approvvigionamento di cibi coltivati con metodi organici. Una risposta ai problemi ambientali sempre più sentiti ai giorni nostri. Per il momento questi edifici sono stati realizzati solo in piccole comunità in Arizona e in California, ma in molti ritengono che questa nuova proposta possa svilupparsi a macchia d’olio in tutti gli Stati Uniti, trascinata dalla crisi dei mutui. In America infatti l’instabile situazione immobiliare ha portato al proliferarsi di una serie di edifici vuoti. Oggi, un pò come negli anni ottanta, interi isolati sono disabitati ed abbondano di palazzi che potrebbero essere riconvertiti in aziende agricole a carattere urbano. Gli esperti sostengono che nella sola città di New York ne potrebbero sorgere in poco tempo più di quindici, ognuno in grado di produrre cibo a sufficienza per soddisfare oltre settantacinquemila persone. Con centosessanta skyfarm si potrebbe addirittura sfamare l’intera popolazione della “Grande Mela”. L’idea di un palazzo simile nella metropoli a stelle e strisce non è peregrina: Scott Stringer, presidente del consiglio di quartiere di Manhattan, ha ordinato uno studio di fattibilità da presentare al sindaco Michael Bloomberg già entro febbraio. “Non disponiamo di molta terra coltivabile – ha commentato Stringer – ma a Manhattan il cielo non ha limiti”. Non solo New York, molte altre città come Toronto, Seattle e San Francisco, hanno già strizzato l’occhio alla costruzione di questi edifici. Las Vegas, il luogo per eccellenza in cui la creazione di simboli architettonici è arte, sta pianificando una skyfarm di trenta piani. In altre nazioni come Cina, Corea del Sud, Emirati Arabi, invece, dove la disponibilità di suolo coltivabile scarseggia per ovvie situazioni ambientali, molte città si sono affrettate a chiedere progetti di fattibilità. Molti sindaci sono disposti a sposare quest’opera di riconversione eco-sostenibile delle grandi metropoli e molti architetti famosi hanno già dato la propria disponibilità. Tra questi il francese Pierre Satroux, l’americano Chris Jacobs, l’australiano Oliver Foster, il canadese Gordon Graff ed il polacco Daniel Libeskind. I progetti presentati sono una sorta di ibridi architettonici che si ispirano ai giardini pendenti di Babilonia, alla Biosfera del deserto dell’Arizona con un tocco futuristico verso i videogiochi SimCity e Second Life.
Alcuni però si oppongono agli skyfarm. Secondo Jeffrey Kaufman, professore di Pianificazione urbana all’Università del Wisconsin a Madison, l’idea di Despommier è eccessiva. “Perché trenta piani? – si è domandato in una recente intervista – Sei basterebbero. Il concetto è interessante ma è estremizzato”. Armand Carbonell, direttore del Dipartimento di pianificazione urbana del Lincoln Institute of Land Policy, affronta invece il problema economico, bocciando il progetto. “Siamo sicuri – ha ironizzato Carbonell – che un pomodoro riuscirebbe a battere un banchiere per l’affitto di un grattacielo nella parte sud di Mahattan? Scommetto che il banchiere pagherebbe di più”. Senza contare che ad un costo nominale di duecento milioni di dollari l’impresa rischierebbe di essere terribilmente antieconomica.