Mercoledì 11 marzo Tedros Adhanom Ghebreyesus, Direttore Generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, durante un briefing a Ginevra, ha annunciato che la malattia virale COVID-19, nota come coronavirus, che si è diffusa in almeno 114 paesi uccidendo oltre 4.000 persone, è ufficialmente una pandemia, ossia “un’epidemia con tendenza a diffondersi ovunque, cioè a invadere rapidamente vastissimi territorî e continenti”.

La nota ufficiale dell’OMS e, qualche ora più tardi, quella del governo italiano, che annunciava l’entrata in vigore di norme ancora più restrittive per prevenire il contagio – norme che prevedono la chiusura di negozi e locali garantendo solo servizi essenziali, alimentari e farmacie fino al 25 marzo –, non sono state le uniche notizie che hanno monopolizzato l’attenzione degli italiani.

Su Facebook, Twitter e Instagram una delle notizie più condivise di quel giorno riguardava infatti la presunta donazione all’Italia, da parte del governo cinese, “di 1000 ventilatori polmonari, 50mila tamponi, 20mila tute protettive, 100mila mascherine di massima tecnologia, 2 milioni di mascherine ordinarie”.

L’infografica diffusa dal Movimento Cinque Stelle, condivisa su molti account social, sovente accompagnata da lodi al regime cinese, da attacchi all’Unione Europea e/o da frasi che sottolineano la superiorità dei regimi autoritari, Cina e Russia, rispetto alle democrazie, è diventata nell’arco di poche ore più virale del virus stesso. Peccato che le informazioni contenute nell’infografica dei grillini fossero false.

L’operazione conclusasi venerdì 13 marzo con l’arrivo in Italia del materiale, dopo il contatto telefonico tra il ministro degli Esteri italiani, Luigi Di Maio e la sua controparte cinese, Wang Yi, è infatti una normale transazione commerciale, non una donazione come vorrebbe farci credere la propaganda del Movimento Cinque Stelle. Come sottolinea il portale Money.it non si tratta affatto di un regalo, ma di una vera e propria strategia economica del governo cinese, che avrebbe chiesto alle aziende di avviare un’esportazione massiccia di questi dispositivi nei Paesi più colpiti dal coronavirus. 

Qualche giorno prima dell’accaduto, l’ex Ministro degli Esteri Giulio Terzi di Sant’Agata, in un articolo pubblicato sul sito Formiche.net, stigmatizzava proprio l’atteggiamento acritico  del governo italiano e di gran parte dell’opinione pubblica nazionale rispetto alle responsabilità della Cina nella gestione della crisi legata al coronavirus.

A detta di Terzi non solo “dalla Sars in poi la Cina ha nascosto, censurato e truccato i dati sulla sanità pubblica, impedendo di reagire in tempo grazie al suo dominio delle agenzie Onu”, ma la scomparsa di Li Zehua, ex giornalista cinese della CCTV che ha documentato l’assenza di trasparenza e la propaganda del Partito comunista cinese nella gestione dell’emergenza del Covid-19, di cui non si hanno più notizie da giorni, “riaccende i riflettori sulla manipolazione e falsificazione dell’informazione da parte del governo cinese”.

Torniamo ora alla fake news sulle donazioni cinesi all’Italia.

Quella diffusa mercoledì 11 marzo è infatti solo l’ultima di una lunga serie di narrazioni disinformative legate al coronavirus che imperversano su media e social media da più di due mesi, ossia da quando sono emersi i primi casi di contagio legati al COVID-19.Il fenomeno delle fake news, di cui in Italia si parla troppo poco e quando lo si fa, lo si fa ancora con approssimazione, merita invece di essere analizzato in profondità. 

Il case study del coronavirus è per certi versi emblematico di come funzioni una campagna di disinformazione e degli obiettivi politici e geopolitici che si propongono gli attori che promuovono questo tipo di operazioni.

Prima di esaminare in dettaglio le fake news e le narrative legate al COVID-19, ritengo opportuno aprire una parentesi di carattere metodologico e storico, utile per comprendere l’attuale scenario e le sue implicazioni in chiave geopolitica.  Le fake news sono un virus, non biologico ma politico e la possibilità che molti di noi ne siano già stati infettati è piuttosto elevata. Se non sappiamo più a chi credere, se siamo stufi della mole di notizie da cui siamo bombardati e se pensiamo che la cosa migliore sia fregarsene, beh allora la probabilità di essere stati già contagiati è davvero alta.

Lo scopo delle fake news, parola recente ma concetto molto vecchio, in epoca sovietica si chiamavano Aktivnie Meropriyatiya (Misure Attive) come conferma l’ex agente del KGB Ladislav Bittman, è quello di distruggere le democrazie occidentali dal loro interno. Ladislav Bittman, scomparso nel 2018 all’età di 87 anni, era considerato uno dei massimi esperti di questa pratica. Nel corso di un’intervista realizzata con il New York Times qualche mese prima della sua scomparsa,  Bittman fornisce una sua definizione di fake news.

Le fake news sono informazioni deliberatamente distorte e inserite segretamente nel processo di comunicazione al fine di ingannare e manipolare

L’ex agente ricorda come all’epoca della Guerra Fredda ad ogni ufficiale del KGB fosse richiesto di dedicare almeno il 25% del proprio tempo alla fabbricazione di fake news.

Passando all’analisi tecnica delle operazioni Bittman rivela che il KGB, una volta prodotta una fake news, cercava di piazzarla in qualche giornale in lingua inglese di un Paese del Terzo Mondo come India o Thailandia dove era più facile l’opera di inganno o di corruzione dei giornalisti. Lo step successivo era riproporre dopo un paio di anni la stessa notizia in un giornale russo citando come fonte quella indiana o thailandese. Era questo il modo per distanziarsi da una bugia da loro stessi creata. Nel 1986 – spiega sempre Bittman – il KGB voleva diffondere la notizia del virus dell’HIV prodotto in laboratorio dagli americani in Occidente e così si avvalse di due scienziati della DDR. Nell’arco di qualche mese la notizia divenne virale e, diffondendosi in tutto il mondo, arrivò anche in America.

Oggi, sottolinea l’ex spia sovietica, grazie ai media digitali è molto più facile rendere virale una fake news. Il lasso di tempo tra la produzione di una fake news e la sua diffusione virale può essere ridotto a mesi o addirittura a settimane, a seconda dello scopo che ci si prefigge.

Torniamo ora al coronavirus e, avvalendoci del sito Eu vs Disinformation, proviamo a vedere quali sono stati i messaggi relativi all’epidemia veicolati dai media legati al Cremlino in Europa e nel nostro Paese.  È importante sottolineare che nel mondo globalizzato, grazie alle tecnologie digitali, anche narrative promosse al di fuori dell’Italia possono facilmente diffondersi da noi alla stregua di un vero e proprio virus contaminando le nostre percezioni.

Domenica 15 marzo, facendo una ricerca mirata con la keyword coronavirus nel database dei casi di disinformazione, troviamo ben 78 “entries”.   Vediamo quali sono le principali narrative di disinformazione. La narrativa più ricorrente è quella secondo la quale il virus è un’arma biologica creata dall’Occidente –  dalla CIA, dalla NATO, dagli Stati Uniti, dall’Inghilterra – per isolare la Cina, per provocare una Sinofobia, per muovere una guerra ibrida contro la Cina, per indebolire economicamente la Cina, per fare fuori la Russia, la Cina o più in generale gli avversari degli Stati Uniti.  Tecnicamente tutti questi fake sono classificabili come teorie cospirazioniste (o del complotto) ossia teorie alternative più complesse rispetto alle versioni ufficiali e critiche nei confronti del senso comune o della verità circa gli avvenimenti comunemente accettata dall’opinione pubblica. Per definizione tali ipotesi non sono provate perché se lo fossero cesserebbero di essere “teorie”. Le teorie cospirazioniste vengono sovente elaborate in occasioni di eventi, in questo caso la pandemia da coronavirus, che catturano l’interesse dell’opinione pubblica.

La strumentalizzazione politica dei complotti non è peraltro cosa recente, basti solo pensare all’utilizzo fatto dal regime nazista dei Protocolli dei Savi di Sion, un falso documentale creato dalla polizia segreta zarista, con l’intento di diffondere l’odio verso gli ebrei nell’Impero russo.

È importante notare come questo falso storico creato più di 100 anni fa nella Russia imperiale, in forma di documento segreto, attribuito a una fantomatica cospirazione ebraica e massonica il cui obiettivo sarebbe stato impadronirsi del mondo, sia ancora attuale.

La narrativa delle élite contro il popolo utilizzata nell’ultimo lustro dalla disinformazione russa per screditare la UE e più in generale le istituzioni liberali dando in pasto alla “maggioranza silenziosa” capri espiatori quali banchieri, grandi corporazioni, ebrei, oligarchi, musulmani, burocrati di Bruxelles la ritroviamo puntualmente in questi giorni in molti dei fake sul coronavirus. Prendiamo per esempio questo fake diffuso da Zvezda rete televisiva  dello stato russo gestita dal Ministero della Difesa, puntualmente smascherato dal team di esperti di EU vs Disinformation

“C’è un biolaboratorio a Wuhan – di cui fino a poco tempo fa non si sapeva nulla. Il suo indirizzo è Gaoxin 666 – il numero menzionato nella Bibbia, sotto il quale è nascosto il nome della bestia dell’Apocalisse. Ma è ancora più simbolico che esista grazie ai soldi del famoso banchiere George Soros, che condivide le idee globaliste di Bill Gates. Questo potrebbe far parte di un piano astuto. Il coronavirus colpisce solo i rappresentanti della razza mongoloide, il che è molto sospetto e solleva domande”.

Se analizziamo questo fake, che ad alcuni può apparire abbastanza rozzo, ma che è stato attentamente pianificato per un’audience russa sostanzialmente americanofoba e sensibile ad argomentazioni “religiose” (lo storico Timothy Snyder nel suo libro La Paura e la Ragione parla per il regime putiniano di Fascismo Cristiano), notiamo che la narrativa cospirazionista antioccidentale utilizza i classici cliché complottisti dell’ebreo ricco (Soros), del capitalista americano (Gates), delle élite segrete e dell’occidente satanico e perduto.

Quella dell’Occidente corrotto e dissoluto è un altro dei ciposaldi della dezinformatsiya russa per demonizzare Unione Europea, Stati Uniti e più in generale il mondo liberale.  Secondo questa narrativa, utilizzata principalmente per sfidare gli atteggiamenti progressisti occidentali nei confronti dei diritti delle donne, delle minoranze etniche, religiose e dei gruppi LGBT, l’Occidente effemminato sta marcendo a causa della decadenza, del femminismo e della correttezza politica, mentre la Russia incarna i valori tradizionali.

La disinformazione basata sui valori è di solito incentrata su concetti minacciati come “tradizione”, “decenza” e “senso comune” – termini che hanno tutti connotazioni positive ma che raramente sono chiaramente definiti e definibili.

È interessante osservare come il fake del coronavirus quale arma biologica inventata dagli americani, non solo si stia diffondendo a macchia d’olio – il sito Geopolitica.ru di Aleksandr Dugin in data 15 marzo pubblica un articolo intitolato  “L’ex aiutante di Putin: il coronavirus è un’arma biologica americana” – ma presenti inquietanti similarità con l’operazione Infektion condotta negli anni Ottanta dal KGB. Nel luglio 1983 un giornale di Nuova Delhi, il Patriot Magazine, pubblica una notizia secondo cui il virus dell’HIV sarebbe stato creato dagli scienziati americani che lavorano per il Pentagono al fine di sterminare afro-americani e gay. Per rendere credibile quella che poi si sarebbe rivelata una clamorosa fake news, la testata menziona uno stabilimento realmente esistente in Maryland, quello di Fort Detrick, dove sarebbero avvenuti gli esperimenti.

Due anni più tardi, nel settembre 1985, la notizia appare sui quotidiani di diversi stati africani. Un anno dopo due biologi della DDR, Lilli e Jakob Segel, affermano sulle pagine di un giornale tedesco che loro sono in grado di provare che il virus è stato creato dagli americani. Alla fine del 1986 la notizia viene rilanciata da quotidiani in Camerun, Finlandia, Pakistan, Bulgaria, Kenya, Bangladesh e anche dal britannico Daily Express. Il 30 marzo 1987 anche un’emittente televisiva americana dà la notizia. La fake news creata dal KGB, dopo quattro anni, è arrivata negli Stati Uniti creando un effetto destabilizzante sulla società americana.

L’Active Measures Working Group, voluto da Reagan al momento dell’insediamento alla Casa Bianca nel 1981 per combattere la dezinformatsiya russa, riuscirà a dimostrare, grazie alla collaborazione di ex agenti del KGB come la fake news sia stata prodotta dal Cremlino. Un dossier dettagliato sull’operazione Infektion verrà presentato anche a Mikhail Gorbaciov, che durante un incontro con Ronald Reagan si scuserà personalmente con il Presidente americano, non potendo negare il contenuto di quel dossier.

Grazie a uno staff di poche unità con un piccolo budget, specie se paragonato alle ingenti risorse impiegate dai sovietici, gli Stati Uniti furono in grado di smascherare l’operazione Infektion ma non di eliminare tutti gli effetti ‘tossici’ legati ad essa. Ancora oggi nei testi delle canzoni di alcuni rapper, in certe pellicole televisive, addirittura nei sermoni di alcuni predicatori religiosi, si accredita la tesi dell’HIV come virus creato dal Pentagono per liberarsi di neri e omosessuali. Lo stesso dicasi per analoghe fake news diffuse dal Cremlino in quegli anni, quali la tesi secondo cui JFK sia stato ucciso dalla CIA (Oliver Stone ha girato un film su questo falso storico), l’attentato a Giovanni Paolo II ordito dalla CIA e i rapimenti dei bambini in America Latina ordinati sempre dagli americani per alimentare il traffico d’organi.

Con il collasso dell’URSS nessuno, neppure gli americani, credeva che la Russia avrebbe continuato a usare questi metodi. La Guerra Fredda era finita e si apriva, a detta di molti, una nuova stagione di collaborazione tra Est e Ovest.Dopo gli anni di relativa distensione della presidenza Eltsin, periodo in cui la Russia valuta addirittura l’ipotesi di entrare a fare parte della NATO, la situazione muta completamente con l’avvento sulla scena politica russa di Vladimir Putin, prima (1998 – 1999) come direttore dell’FSB, i servizi segreti federali eredi del KGB, poi come Primo Ministro (1999) e infine come Presidente (2000 – 2008; 2012 – oggi).

Ex ufficiale del KGB dal 1975 al 1991, in servizio a Dresda (DDR) dal 1985 al 1990 presso la STASI, Putin, salito al potere, inizia un’opera di ripristino del vecchio apparato di intelligence. Nella prima fase, che possiamo chiamare di consolidamento, si ricreano i media – nel 2005, per esempio, avviene il lancio di Russia Today (RT) emittente russa globale in lingua inglese –, nella seconda avviene il loro utilizzo in senso offensivo come strumento di information warfare. Uno dei primi esempi di utilizzo della dezinformatsiya si ha in concomitanza con l’invasione russa in Georgia nell’agosto del 2008 e durante il cyber attack del 2007 agli enti governativi dell’Estonia. Nel 2013 il Cremlino crea l’Internet Research Agency.

Le nuove tecnologie digitali schiudono infatti enormi possibilità alla propaganda. 

L’obiettivo della Russia di Putin, ben consapevole di non poter competere a livello politico ed economico con un’Europa coesa, è dividere l’Ovest e favorire lo scontro tra i Paesi dell’Europa. Il mezzo utilizzato è la disinformazione veicolata attraverso fake news. Lo scopo è destabilizzare le democrazie, sovvertirle instillando nella popolazione un senso di confusione e di demoralizzazione usando argomenti divisivi, mettendo per esempio bianchi contro neri, giovani contro vecchi, ricchi contro poveri.In queste settimane la diffusione deliberata da parte dei media russi di teorie cospirazioniste e di false informazioni sul coronavirus per seminare caos e paura è chiaramente finalizzata alla distruzione dell’Europa e a staccare l’Italia dal blocco occidentale.

I più di 400 articoli pubblicati da Sputnik Italia sul coronavirus in soli 2 mesi, fotografano la centralità di questo tema all’interno della strategia comunicativa del principale outlet russo in Italia.In questa fase Sputnik Italia, che da qualche tempo ha scelto di usare toni apparentemente moderati nel tentativo di catturare un’audience più mainstream rispetto a quella di altri media filorussi italiani come Geopolitica.ru e l’Antidiplomatico, ha preferito un approccio basato sul diffondere narrative contraddittorie e divisive evitando fake grossolani. Alcune delle narrative sul coronavirus apparse su Sputnik Italia, utili per comprendere come questa scelta sia solo apparentemente meno destabilizzante e meno pericolosa dei fake più apocalittici, sono le seguenti:

  • Il coronavirus rappresenta una “minaccia biologica” per la popolazione russa 
  • La Russia sta adottando misure preventive efficaci 
  • Un regime autoritario come la Cina sta dimostrando una maggiore efficacia nel gestire la crisi rispetto alle democrazie occidentali 
  • L’UE è completamente inefficace nella gestione della crisi del coronavirus, non è in grado di prendere misure per contenere la diffusione del virus e non è venuta in aiuto dell’Italia
  • L’epidemia di coronavirus potrebbe provocare un crollo del trattato di Schengen e del concetto stesso di UE 
  • I concorrenti italiani nell’UE mirano a sfruttare la crisi del coronavirus in Italia al fine di ottenere vantaggi politici ed economici, compresa l’acquisizione di società italiane strategicamente importanti 
  • Il coronavirus potrebbe creare una situazione socialmente esplosiva in molti paesi europei e innescare proteste popolari più bellicose contro l’élite 
  • La crisi del coronavirus è solo l’inizio del crollo del sistema globale post-Seconda Guerra Mondiale 
  • L’esercito americano potrebbe aver portato COVID-19 a Wuhan 

Ma le mire egemoniche nei confronti del nostro paese non solo appannaggio di Mosca. Anche in Cina guardano con grande interesse all’Italia e non certo per ragioni umanitarie come qualche politico italiano sembra volerci far credere. Il fatto che qualche giorno fa il portavoce del Ministero degli Esteri della Cina, Hua Chunying abbia postato sul proprio profilo Twitter un video relativo a un flash mob avvenuto sui balconi di Roma per esorcizzare il coronavirus con il commento in inglese  “gli italiani stanno cantando Grazie Cina” dovrebbe farci riflettere.Il rischio è che una volta sconfitto l’incubo coronavirus, l’Italia debba affrontare un’altra emergenza: quella democratica. L’autoritarismo, che all’epoca del crollo del Muro di Berlino si credeva debellato per sempre, ritorna come forza geopolitica a livello mondiale con Russia e Cina, alfieri di un modello illiberale che, grazie a operazioni di sharp powerhybrid analytica e disinformazione, trova estimatori anche in Italia.Sarebbe opportuno che tutti gli italiani, dal primo cittadino che siede al Colle al cittadino comune iniziassero a riflettere sulle drammatiche conseguenze di queste minacce, sperando che non sia già troppo tardi.