EPIFANIA, OMOFOBIA PORTALA VIA…

Ha al centro un forte concetto di responsabilità sociale – e una particolare sensibilità per la comunicazione non convenzionale – l’iniziativa della squadra di basket e rugby di Bassano del Grappa, che lanciò il calendario “Basta il Colore” e a 1 anno dall’avvio del progetto continua a gestire la propria pagina Facebook, facendo informazione sul tema dell’omofobia e della difesa dei diritti delle persone con diverso orientamento sessuale.

Tutto iniziò con la morte per suicidio di un ragazzo – peraltro pare eterosessuale – di un liceo di Roma: Andrea, un adolescente con una irrituale passione per il colore rosa, che gli costò derisioni, offese e minacce, fino alla sua decisione di compiere il tragico ed estremo gesto, uccidendosi a quindici anni.

Nessuna delle iperattive associazioni a favore della famiglia tradizionale emise un solo comunicato stampa di cordoglio: si sa, le persone in odore di “diversità” sono cittadini di serie B, il concetto a certe latitudini è dato per acquisito.

Ci pensarono però i ragazzi sportivi di Bassano a conquistare l’onore delle cronache, con un gesto spontaneo e molto fresco: crearono un calendario dedicato proprio a gay, lesbiche e bisex. Loro, prototipo del maschio etero palestrato e sportivo, al grido di “Basta il Colore” si sono fatti immortalare a torso nudo in una serie di scatti ironici e simpaticissimi, utilissimi per far riflettere su quanto essere “diversi” – che si tratti di omosessuali, anziani, neri, transessuali – possa ancora nella società italiana di oggi costituire un problema, un handicap. Sul sito www.bastailcolore.it dopo il progetto del calendario, purtroppo non ripetuto per il 2016 – perché? È un vero peccato… – resta però la possibilità di acquistare una t-shirt celebrativa – rosa, ovviamente – i cui proventi vanno interamente in beneficenza – e di connettersi ai loro Social dove prosegue l’attività di sensibilizzazione.

La campagna era centrata sull’azzeccatissima frase “Non esistono persone diverse, esiste solo un modo diverso di guardarle”, utile risposta per quell’amministratore locale del Lazio che pochi giorni fa sosteneva che – udite udite – la colpa dello stigma e delle violente discriminazioni a danni di bambini figli di coppie non tradizionali è attribuibile non già a chi le compie – processo di auto-assolvimento dalle responsabilità…? – bensì ai bambini stessi: se non fossero figli di “quella gente” il problema non esisterebbe. Quindi la colpa non è di frammenti di una società retrograda, incivile e razzista, bensì di chi le offese le subisce: in che modo strano devono guardare dal nord-Europa questo nostro modo così poco cristiano di giocare sulla vita e la dignità delle persone…

“In una società come la nostra – ha dichiarato un portavoce della squadra – costruita intorno all’apparenza, serve davvero molto coraggio per essere se stessi. Non importa che tu sia una bella ragazza con i capelli biondi o un adolescente a cui piace studiare, non importa che tu sia un signora anziana, o una donna incinta, non importa nemmeno che la gente pensi che chi è affetto da sindrome di Down è limitato, o che fare le pulizie sia un lavoro umiliante, da perdenti. Tutti rischiano di non essere accettati per come sono, ma la persona che deve imparare ad accettarsi innanzitutto sei Tu”.

La risposta di segno uguale ma opposto a questa straordinaria operazione di speranza è stata la recente istituzione in Lombardia – da parte delle associazioni contro le coppie gay, sostenute da alcuni politici pronti a qualunque cosa pur di accrescere il proprio bacino elettorale – di un numero verde non già a favore dei maltrattati, bensì, in un perfetto rovesciamento di scenario, per “segnalare qualunque iniziativa nelle scuole che metta a rischio il concetto di famiglia tradizionale”.

Già, la scuola, la soluzione di ogni problema: se solo nelle nostre aule si promuovesse un’educazione civica e sessuale degna di questo nome e inclusiva del concetto di diversità e di libera scelta in campo sessuale, pur nel giusto rispetto dei “tempi” di ogni fascia d’età, forse certi concetti non suonerebbero più così “strani” – la diversità, si sa, fa paura… – e certe persone retrograde e attaccate con le unghie alla loro visione medioevale del mondo non avrebbero più lo spazio che neppure nella cattolicissima Spagna oggi hanno più, e siederebbero finalmente al loro posto: dalla parte sbagliata della storia.

In Italia, invece, continuano ad assillarci con i loro vergognosi distinguo: “L’hanno picchiato, ma se l’è cercata”, “Si è ucciso, ma guarda a che punto era arrivato”, “E’ normale che un bimbo venga offeso e discriminato, guarda com’è gay!” e via discorrendo, rallentando lo sviluppo dell’intera nazione e facendoci guardare con commiserazione da tutti i paesi sviluppati nella comunità internazionale. Rispondono a questo atteggiamento proprio i ragazzoni di Bassano, quando dicono: Per questi motivi abbiamo deciso di trasmettere un messaggio e di investire nel nostro territorio, sulla salute della nostra società, che di fronte ad un’omofobia e a un bullismo che uccidono, semplicemente resta a guardare.
Noi abbiamo scelto di fare qualcosa di simbolico ma concreto per dare il nostro piccolo contributo affinché il nostro Paese impari ad essere più civile e accogliente”

Tutto ciò acquista un significato particolare oggi, giorno dell’Epifania, che nella tradizione Cristiana coincide con la prima “manifestazione” di Gesù in pubblico, la rivelazione dinnanzi ai Re Magi. Un fenomeno in senso laico ben rappresentato ad esempio dalla raccolta di racconti di James Joice “Dubliner”, perchè nella vita accade sempre qualcosa, una rivelazione improvvisa, piccole e grandi cose in grado di riportarci a una profonda riconsiderazione di noi e della nostra vita: l’epifania sulla nostra salute causata da una grave malattia della quale abbiamo patito gli effetti, l’epifania sulla bellezza del mondo suscitata da un paesaggio mozzafiato, l’epifania sull’importanza degli affetti familiari causata da un brutto incidente nel quale è stato coinvolto un nostro parente.

La speranza è che ci riflettano tutti, specie coloro che bestemmiano ogni giorno il nome di Dio con il loro razzismo intollerante.