Al Presidente dell’Osservatorio sulla Comunicazione d’Impresa, OCPI
già CCI – Club Comunicazione d’Impresa

p.c. all’Direttivo del OCPI
p.c. all’Assemblea del OCPI 

Caro Presidente,

            ti indirizzo questa mia lettera, facendo seguito alle gentili interlocuzioni delle ultime settimane, con Te e con  vari membri del Direttivo dell’Associazione.

            In primo luogo, ci tengo sinceramente a complimentarmi per la Tua elezione a Presidente, certo come sono che saprai guidare magistralmente l’Associazione verso nuovi traguardi e verso un più evidente lustro per l’intera categoria dei comunicatori.

            Nel merito della governance dell’Associazione, ci tengo a condividere brevemente con te alcune riflessioni.

            Come avevo preconizzato in epoca non sospetta, all’epoca dell’avvio di questo percorso di riforma e rilancio del Club Comunicazione d’Impresa, per il quale ho con entusiasmo servito per anni, prima come socio e poi in seno al Direttivo per svariati mandati, le procedure di emendamento dello Statuto esistente hanno finito per penalizzare fortemente la componente maggioritaria dei professionisti della comunicazione, ovvero quella libero-professionale, che in base alle attuali regole statutarie perde completamente – e inspiegabilmente – il diritto di elettorato passivo, a tutto vantaggio della componente Confindustriale.

            La scelta di garantire il diritto di elettorato passivo solamente ai rappresentanti di realtà imprenditoriali affiliate a Confindustria, se da un lato garantirà all’Associazione un respiro “istituzionale” che diversamente non avrebbe mai potuto avere, dall’altro viola (giurisprudenza pacifica) le buone prassi in tema di garanzia di democraticità della struttura: come ben sappiamo, ogni clausola che limiti i diritti di elettorato per i Soci in regola con il pagamento della Quota sociale, è stata giudicata in più occasioni come illegittima, e quantomeno – aggiungo – del tutto inopportuna.

            Come penso tu sappia, è da tempo accolto in varie sentenze di Cassazione il principio di uguaglianza dei soci delle associazioni: essi debbono avere parità di diritti e di doveri, in quanto persone accomunate da un medesimo interesse o animate da uno stesso ideale. E’ vero, spesso in passato i “contratti” associativi hanno introdotto delle clausole che prevedono alcune differenziazioni fra gli associati (ad esempio molte associazioni distinguono diverse “categorie” di soci, e in questo non vi è nulla di male), ma la dottrina cita, comunemente, esempi di alcune disuguaglianze che sono certamente improprie, e tra esse la clausola che preclude agli associati l’elettorato passivo per le cariche direttive.

            A queste riflessioni di carattere più strettamente tecnico, aggiungo che il riservarsi il diritto di eleggere la totalità dei membri del Consiglio Direttivo da parte di Confindustria è anche un pessimo segnale, permeato da una neppure troppo velata arroganza, che vorrebbe i Soci non-confindustriali a fare da “parco buoi” pagando le quote associative senza poi potersi candidare al governo dell’Associazione. Tale caduta di stile pare ancor più discutibile se consideriamo che l’Associazione pretende in qualche modo di rappresentare iscritti provenienti dal mondo della comunicazione, dominio delle scienze sociali dove valori quali autenticità, coerenza, trasparenza e dialogo dovrebbero essere parole chiave imprescindibili. 

            E quanto rilevo – è bene precisarlo – è vero del tutto a prescindere dalla mia volontà o meno di ricandidarmi, in futuro, quale membro del Direttivo, ovvero di iscrivere una delle realtà imprenditoriali con le quali collaboro a Confindustria per poter a quel punto avere la possibilità di candidarmi: anche per rispetto alle altre organizzazioni no profit con le quali da tempo collaboro, non desidero, infatti, neppure avere la “tessera onoraria” di un organizzazione irrispettosa dei più elementari requisiti di democraticità interna.

Per questa ragione, Ti chiedo di dare lettura di questa mia lettera alla prossima Assemblea dei Soci, atto formale seguente al buon fine del quale vorrai accettare le mie irrevocabili dimissioni da membro del Direttivo dell’Associazione.

     Con immutata stima personale, e con i migliori auguri per il Tuo lavoro,

Luca Poma

La lettera in originale è scaricabile da questo link