Il fotogiornalista che ha imbrogliato il mondo: migliaia di scatti dalle zone di guerra, tutti rubati

Bello, surfista, dal grande cuore e scampato alla leucemia. La storia di Eduardo Martins, migliaia di follower e pubblicazioni ovunque. Ma non è mai esistito

COSI’ perfetto da non esistere. Biondo, bellissimo, surfista dotato di immenso coraggio, giovane scampato alla leucemia e oggi uomo dal grande cuore:  Eduardo Martins, 32 anni, fotografo brasiliano di guerra sempre nel vivo dei conflitti più terrificanti, un anno fa intervistato da alcune riviste di fotogiornalismo raccontava che se c’era da smettere di scattare per aiutare qualche militare ferito era il primo a farlo.

Le sue immagini migliori le vendeva per beneficenza, donando tutto ai bambini delle comunità di Gaza. I suoi 127mila follower su Instagram lo rispettavano per le sue imprese, migliaia di ragazze lasciavano commenti di ammirazione e centinaia di cuoricini, importanti testate internazionali come Bbc, The Wall Street Journal, Le Monde, Al Jazeera, Vice, The Telegraph e tanti altri pubblicavano le sue foto vendute ad agenzie prestigiose come Getty o l’italiana NurPhoto, solo per citarne alcune. Peccato che fosse tutto falso: Eduardo Martins, il fotoreporter “delle Nazioni Unite” sempre pronto all’azione, si era inventato tutto. E probabilmente non è mai esistito, almeno per come si è fatto conoscere.

La sua storia, quella di uno dei più grandi imbrogli del fotogiornalismo moderno, comincia due anni fa: allora, il profilo Instagram “edu_martinsp”inizia a diventare popolare grazie a centinaia di foto, fra sessioni di surf e scatti di guerra, postate dal sedicente fotografo. Martins si crea un portfolio, contatta agenzie, comincia a piazzare i suoi scatti. Fra queste c’è anche l’Italiana NurPhoto, che oggi sostiene di essere stata frodata, alla quale il brasiliano inizia a vendere. Diventa celebre in breve tempo tanto che su questo giovane di talento compaiono articoli che ne raccontano la vita: sul portale brasiliano “Waves.Terra” il giornalista Fernando Costa Netto lo intervista (per via telematica) narrando il riscatto di questo surfista, colpito dalla leucemia a 18 anni e che, dopo la morte del padre, capisce che scampato al peggio deve “andare in giro a raccontare come stanno le cose nel mondo”.

Finirà, dice, in Iraq, Siria, fra i Peshmerga, a Gaza e poi in Africa, sempre come fotoreporter “delle Nazioni Unite”, nei campi profughi, ovunque  in prima linea. Diventa così famoso da riuscire a piazzare i suoi reportage anche sulla Bbc Brazil, che pubblica questo luglio, lo stesso mese in cui però l’emittente britannica comincia a destare sospetti.

Contattare telefonicamente Martins è infatti praticamente impossibile. Spesso dice di essere in zone dove non c’è copertura, risponde solo via mail o Whatsapp. Alcuni fotografi, sui social, segnalano incongruenze nei suoi lavori: molti dettagli indicano che le sue immagini sembrano “specchiate”, capovolte rispetto alla realtà. Anche le didascalie indicano luoghi errati. Una giornalista Bbc, Natasha Ribeiro, inizia a indagare: lo cerca attraverso le Nazioni Unite, ma nessuno lo conosce. Prova con colleghi che hanno fatto la guerra in Iraq o lavorano sulla Striscia, ma nessuno ha mai incontrato Martins.

Su profili Facebook altri fotoreporter fanno notare incongruenze con i posti in cui il brasiliano dice di aver scattato. Il connazionale Ignacio Aronovich, dopo aver letto interviste che parlano delle imprese del reporter surfista, prova a inserire alcune delle sue foto nei sistemi di ricerca. Prima di farlo però le “specchia”, di fatto le ribalta e scopre l’arcano: l’autore degli scatti di guerra è in realtà l’americano Daniel C. Britt. Altre foto, altre menzogne, più si scava più emerge una torbida verità.

Il giornalista che lo intervistò (e lo ammirava) Fernando Costa Netto, allarmato dalle notizie sul conto del giovane, prova a contattare Martins per chiedergli spiegazioni. A quel punto il profilo Instagram del noto fotogiornalista viene cancellato e a Netto arriva un messaggio Whatsapp:  “Sono in Australia, ho deciso di passare un anno in un furgone, eliminerò tutto online. Voglio restare in pace, ci vedremo quando tornerò… “.

La Bbc, che oggi come molti giornali presenta un post di scuse raccontando la vicenda, continua a indagare e scopre che quasi tutte le foto più celebri sono state rubate da altri reporter e modificate. I veri autori, come Britt, si dicono scioccati e pronti ad agire legalmente. L’italiano Manuel Romano, fondatore di NurPhoto, ha specificato di aver “rimosso tutti i contenuti di Martins, avvisato i clienti e avviato la causa”. Le procure di diversi Paesi hanno già aperto una indagine per frode, truffa e violazione di diritti d’autore.

Secondo la Bbc Brazil ‘autore di quest’enorme imbroglio oltre ai reportage avrebbe anche rubato l’identità (e dunque le foto profilo) ad un surfista inglese di 32 anni, tale Max Hepworth-Povey della Cornovaglia che lavora come editor al Wavelength magazine, il quale era all’oscuro della vicenda. Martins aveva preso i suoi scatti da un vecchio profilo Facebook.

Del truffatore non c’è traccia, è sparito chissà dove. La famosa Doc Galeria di São Paulo a breve avrebbe dovuto inaugurare una mostra per esporre i suoi lavori nelle zone di guerra: tutto annullato, con non poca vergogna. La Bbc, che nonostante le pubblicazioni ha il merito di aver smascherato Martins, chiosa nella speranza che l’intera vicenda possa servire da lezione: “Questo caso servirà a rafforzare le nostre procedure di verifica”.

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