Qual è la prima società fintech a quotarsi in Borsa a Milano

Una piattaforma di equity crowdfunding ha messo sul mercato il 30% del capitale sociale, raccogliendo 2,8 milioni che serviranno a finanziare progetti di sviluppo

È la prima società fintech a quotarsi in Italianona debuttante in Borsa a Milano nel 2019. Da lunedì 25 marzo Crowdfundme è sul mercato. Dopo aver chiuso 46 campagne di raccolta fondi per aiutare le startup a spiccare il volo, la piattaforma online ha collocato 313.140 azioni in piazza Affari, vendendole a 9 euro ciascuna. Incasso: 2,8 milioni di euro. Post-quotazione, Crowdfundme vale oltre 13 milioni di euro e sul mercato c’è un flottante pari al 30,05% del capitale sociale che può passar di mano giorno dopo giorno.

La prima seduta di scambi si è chiusa con un +1,88% a 9,169 euro per share.

L’azionista numero uno di Crowdfundme è l’amministratore delegato Tommaso Baldissera Pacchetti che si è presentato alle negoziazioni con oltre il 45% delle quote. Nel club dei soci forti c’è il direttore operativo Benedetto Pirro, che è al 13,9%, e altre due esponenti della famiglia Baldissera Pacchetti, Chiara e Ludovica, entrambe con il 5,2% a testa.

Con la nostra Ipo” – ha detto Tommaso Baldissera a Wired – “vogliamo essere da esempio per tutto il sistema. Crowdfundme è la prima società italiana del fintech a quotarsi a piazza Affari, ma già adesso sappiamo che ci sono altre startup in rampa di lancio pronte a entrare nel mercato dopo aver raccolto fondi sulla nostra piattaforma. Tra l’equity crowdfunding e la Borsa possono esserci tante sinergie, sia per noi che per gli operatori”, assicura Baldissera.

Il freno dei mancati dividendi

A frenare l’entusiasmo degli investitori potrebbe essere la scarsa attitudine di Crowdfundme a remunerare gli azionisti. Come si legge scorrendo il prospetto informativo preparato pre-quotazione, la società “in passato non ha ottenuto utili e, pertanto, non ha distribuito dividendi”. Stessa magra sorte in programma per il 2018 (con il consiglio d’amministrazione che approverà i conti il 28 marzo) e per il 2019: la stima al 31 dicembre 2018 è di un rosso da 140mila euro e la previsione per l’anno in corso è di chiudere a -777mila euro.

Stime Crowdfundme 17-20
Stime e previsioni di Crowfundme – Fonte: prospetto informativo


Il primo segno positivo è previsto nel 2020 quando ci si aspetta di poter virare a un utile di 120mila euro ed è adesso toppo presto per “effettuare alcuna previsione in merito alla eventuale distribuzione di dividendi da parte della società”, mette in guardia Crowdfundme.

Lo sviluppo del business

Per ora c’è la voglia di far fruttare al meglio i 2,8 milioni di euro raccolti con l’Ipo. Settecentomila euro sono stati mangiati dalle “spese relative al processo di ammissione della società su Aim”, il resto servirà a “consolidare”la posizione di Crowdfundme in Italia. Si punta ad aumentare la quota di mercato con una mirata strategia di marketing” e allargare alle piccole-medie imprese la platea delle società che cercano investitori sulla piattaforma. “Nel Regno Unito” – si legge nel prospetto – “una piccola e media impresa su sei raccoglie fondi tramite l’equity crowdfunding”. Secondo il management di Crowdfundme, avvicinare più società di questo tipo permetterebbe di “aumentare il taglio medio della raccolta” e aumentare l’appetibilità della piattaforma per gli investitori istituzionali”.

A livello industriale, Crowdfundme punta a ottimizzare i processi di “onboarding” delle società che attivano le campagne e ha scommette sullo sviluppo di nuovi servizi successivi all’investimento, come investor relationse servizi fiduciari.

Nel futuro c’è anche il desiderio di sviluppare una piattaforma di scambio di quote, ontologicamente simile ad una bacheca di annunci che non intermedia e non margina su contatti, scambi, transazioni”. Il progetto renderebbe più liquide e appetibili le azioni comprate su Crowdfundme, ma l’idea rischia di scontrarsi con la realtà: “Data l’attuale incertezza del contesto normativo al riguardo – spiega il management nel prospetto – è da segnalare che lo svolgimento di tale attività potrebbe risultare essere precluso o limitato all’emittente”.

La difesa del nome

Di certo, la grana più impellente riguarda ciò che di più caro ha Crowdfundme: il nome. Il 14 dicembre 2018 l’Ufficio dell’Unione europa per la proprietà intellettuale (Euipo) ha comunicato alla società di “ritenere formalmente ammissibile” una opposizione alla registrazione del proprio marchio a livello europeo. A presentare l’esposto è stata un’azienda straniera, operante nello stesso settore, che sostiene di aver registrato in passato un brand simile – ma non uguale – a quello di Crowdfundme.

I contendenti avranno tempo fino al 19 dicembre 2020 per trovare un accordo, altrimenti si va in contraddittorio. Crowdfundme spiega nel prospetto che entrambe le società sono “in contatto per valutare la possibilità di raggiungere un accordo”, ma sebbene filtri fiducia per un finale positivo “non può escludersi che tale accordo transattivo non sia raggiunto e che, all’esito della fase del contraddittorio, l’emittente (Crowdfundme, ndr) possa risultare, in tutto o in parte, soccombente”.