Bloom Project

L’ospite di questa settimana è Veronica Magli di Bloom Project, una start up che si occupa di sistemi innovativi per l’agricoltura del futuro.

Ciao Veronica e benvenuta sul mio blog. Quando è nata la vostra organizzazione?
Bloom Project nasce ufficialmente a settembre 2017, dopo una ricerca qualitativa e quantitativa durata 18 mesi e svoltasi in più di 12 paesi nel mondo, con l’obiettivo di sviluppare e sostenere progettualità orientate all’innovazione sistemica e allo sviluppo sostenibile nel campo dell’agricoltura, principalmente nei paesi del sud del mondo.
I tre soci fondatori, Lorenzo Giorgi, Giacomo Battaini e Giorgio Giorgi, che già collaborano da alcuni anni in un altro progetto che si occupa invece di illuminazione sostenibile (Liter of Light), hanno iniziato a sviluppare Bloom Project ad inizio 2017, affidando al DAFNAE (Dipartimento di Agronomia, Animali, Alimenti, Risorse naturali e Ambiente) dell’Università di Padova un programma triennale di ricerca scientifica finalizzato a sperimentare pratiche di agricoltura sostenibile nei paesi del sud del mondo. Io sono arrivata in Bloom Project a metà 2018 e mi occupo di collegare il nostro progetto alle aziende in ottica di responsabilità sociale d’impresa e di social business.

Sul vostro sito si legge che BLOOM è un centro di ricerca low-tech che nasce con l’obiettivo di portare la tecnologia laddove non esiste. Ci spieghi meglio di cosa vi occupate?
Bloom Project nasce per ridurre la distanza che esiste tutt’ora in ambito agricolo tra innovazione tecnologica e fruibilità di quest’ultima nelle zone rurali del sud del mondo. La mission principale di Bloom Project è quella di combinare tecnologie frugali e open source con il trasferimento di conoscenza e formazione in ambito agricolo e social business, per rendere il sistema davvero accessibile, inclusivo e flessibile.
Attraverso Agritube per esempio, uno dei primi prototipi realizzati da Bloom Project, grazie ad un circuito idroponico si può aumentare la produzione di cibo combattendo la malnutrizione ed ottimizzando le risorse idriche (con l’agricoltura fuori suolo è possibile coltivare utilizzando 1/10 di acqua rispetto ad una equivalente produzione tradizionale) e diminuendo la dipendenza dai terreni delle comunità, aumentando al contempo la resilienza delle popolazioni agli shock ambientali. Agritube inoltre, si è rivelato fondamentale nello sviluppare programmi inclusivi di accesso all’agricoltura per i disabili. Se infatti l’80% dei lavoratori dei Paesi in Via di Sviluppo è impiegato in agricoltura tradizionale, il sistema è però inaccessibile per i portatori di handicap (principalmente motori), che proprio grazie all’agricoltura fuori suolo potrebbero essere finalmente inclusi nel sistema e diventare i protagonisti del proprio sostentamento.
Credere e sviluppare un modello di cooperazione in grado di condurre ad una molteplicità di soluzioni, ciascuna disegnata appositamente per il contesto specifico nel quale si opera, che sviluppi le tecnologie più appropriate e adattabili a più ambienti, insieme a modelli economici e di impresa capaci di innovare la produzione, è la vera scommessa di Bloom Project.

Come vi rapportate con il mondo delle imprese?
Siamo convinti che le imprese siano un attore fondamentale del cambiamento per uno sviluppo sempre più sostenibile e che la cooperazione avviata tra soggetti profit e non profit stia già dando notevoli evidenze che siamo sulla strada giusta. Basti pensare che anche le imprese oggi si esprimono sempre di più facendo riferimento agli impegni relativi agli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite (SDG). Da parte nostra quindi incoraggiamo le aziende ad intraprendere con noi relazioni continuative, di lungo periodo e in una vera e propria ottica di social business, che possano dare vita ad una progettazione congiunta riguardo ad i nostri interventi nel sud del mondo, ma anche in Italia e in Europa. Proprio prima di concludere il 2018 abbiamo chiuso un accordo con un’azienda veneta riguardo ad una sperimentazione sull’uso del compost nel substrato del nostro prototipo idroponico Agritube, e già dall’inizio di quest’anno inizieranno dei piccoli laboratori che coinvolgeranno anche i bambini delle scuole elementari del territorio alla scoperta dell’economia circolare.
Progetti di questo tipo, innovativi dal punto di vista delle partnership attivate, sono possibili soltanto tessendo con le aziende relazioni di fiducia reciproca in ottica di responsabilità d’impresa, con l’obiettivo di produrre un cambiamento sistemico positivo e replicabile.

Programmi per il futuro?
Bloom Project è già stato inserito fra le 50 migliori soluzioni di UN Sustainable Development Solutions Network – Youth per raggiungere i Global Goals for Sustainable Development, e a questo proposito vogliamo intensificare il nostro contributo lavorando allo sviluppo di microimprese rurali nel sud del mondo, che siano inclusive e replicabili ad ogni longitudine. Per fare questo, stiamo testando Agritube, il nostro primo prototipo, in Senegal, e in questo secondo anno di ricerca affidato al DAFNAE di Padova sperimenteremo nuove coltivazioni di ortaggi tradizionali per i paesi sub-sahariani. Oltre a questo, vorremmo sviluppare nuove applicazioni dei nostri prototipi idroponici in ottica di economia circolare, rigenerazione urbana ed inclusione di persone diversamente abili anche in Europa.